GIUSEPPE NICOLETTI I cicli pittorici primari di Nicoletti danno una chiara testimonianza del rapporto metafisico con la realtà, come si vede, per esempio, nella "Metafisica del Silenzio", nella "Metafisica dei Naufragi", in "Mythos", nelle "Archeologie" ecc., dove l'artista con mezzi pittorici ridotti crea un'atmosfera quasi da romanzo di Borghes. Deserti, ambienti surreali interiori ed esteriori sono abitati solamente da oggetti geometrici regolari o irregolari, che possano essere interpretati sia a livello "macro" - come megalithi ed altri strutture rocciose e tettoniche - sia a livello "micro", dove formano, per così dire, tavolate geometriche (Il Teatro dell'Arte). Tutto questo succede non solo con assenza assolutta delle figure umane ma anche senza animali e senza ogni pianta. Le nuove costruzioni a forma di parallelepipedi ascendenti di Nicoletti, con effetto scultoreo, dipinte in proiezione geometrica precisa con varie prospettive, sono dominanti nelle recenti composizioni de-costruttive e realmente impossibili, che minacciano di stramazzare ogni momento. La rigidezza costruttiva è quindi solo una illusione pittorica, la realtà invece promette la caduta nel rovina. Nonostante l'assenza di esseri umani, nelle opere pittoriche di Nicoletti tante volte si nascondono le storie con l'eroe specifico nel primo piano, spesso provenienti dal romanzo di qualche scrittore preferito dall'arista, come il classico scozzese William Beckford o scrittore contemporaneo austriaco Chistoph Ransmayr ed altri. Beckford nel suo romanzo "Vathek" descrive la vita dell omonimo califfo, che ha venduto la sua anima alle forze infernali, per appropriarsi il potere sul mondo intero. Nel suo romanzo "Die letzte Welt" (Mondo Estremo) Ransmayr narra invece il viaggio del amico di Publius Ovidius Naso alla città misteriosa di Tomi sul Mare Nero, dove il poeta dovrebbe lasciare capitoli incompiuti delle Metamorfosi. Nel recente ciclo pittorico "Another Wall" Nicoletti tratta il tema dei muri d'odio tra gli uomini incessantemente crescenti, con allusione alla destruzione del muro a Berlino e alla costruzione di un nuovo muro di separazione in Israele. I cicli pittorici di Nicoletti come "Vathek", "Tomi", "Die letzte Welt" e "Another Wall" esprimono così in modo simbolico la vacuità dell'anima umana, frutto della ricerca dei falsi valori o dei tesori terrestri o conseguenza della costruzione degli ostacoli tra gli uomini. Mario Berdič |